Urlare per poi sorridere
Lo spettacolo “di carne” ad un anno dalla sua prima replica

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Tutto inizia da Palermo. Scimmie, il romanzo di Alessandro Gallo vince il Premio Giri di parole 2011, indetto dalla casa editrice Navarra Editore. Il giorno dopo siamo sullalanciaìpsilon di Alessandro e cerchiamo di capire dove provare. Provare uno spettacolo, tratto dal libro Scimmie. La prima settimana proviamo a scuola, a Casalecchio, durante le ore delle attività serali, dalle 19:30 alle 22:30. Non ci interessa perdere il venerdì o il sabato sera, non importa. Importa che stiamo provando, ci stiamo provando. Ogni sera, facciamo la stessa cosa: spostiamo i banchi con cura, spostiamo la cattedra e proviamo. Non c’è campanella a quell’ora, nessuno ci disturba, anzi solo la curiosità del personale che vuole capire se siamo dei poliziotti-sentono urlare/parlare di camorra-. Proviamo senza niente, solo con i fogli pieni delle parole di Alessandro, proviamo e siamo tanti. Alessandro, Lucio Battisti, Miriam, Pummarò, io, Vasco Rossi, Panzerotto, Bacchettone, Filomena, Giancarlo, i Pink Floyd. Non siamo soli. I banchi non sono vuoti, aspettano di sapere. Questo è stato l’inizio-inizio, come dicono i bambini quando vogliono fissare una storia, e nessuno di noi poteva pensare che quel luogo fosse già il Teatro di questa storia. Nessuno poteva credere che io, Eva, Pummarò, zia Titina, Panzerotto, Giancarlo, Maritiello ‘a puttana, Lucio Battisti, Bacchettone, Don Peppe Diana, Vasco Rossi, Alessandro, i Pink Floyd saremmo rimasti dentro quelle classi, dentro i teatri con le classi, dentro la classe con il teatro,  e dentro ogni studente che ripeteva “l’inizio-inizio” come la necessità di avere questa storia.

 

L’inizio era sempre la carne, la carne di Alessandro quando faceva della parola e della verità l’unico strumento che da figlio lo aveva fatto diventare studente e lo aveva salvato; l’inizio era la responsabilità di un’attrice come Miriam Capuano che con credo e senza pudore donava tutto a questa storia a questo amico a questo collega a questo impegno civile che è di carne. Abbassavano le serrande dentro alla classe per provare con delle torce che poi sarebbero diventate la tragedia della morte, sarebbero diventate una promessa d’amore e di riscatto. Le torce non bastavano, quelle ombre di Pummarò, Panzerotto e Bacchettone avevano bisogno di luce, così un pomeriggio incontrammo un lucista, “lo chiamiamo accussì”. Davide Pippo, ‘o lucista,  cominciò a provare con noi a studiare le luci a vedere Giancarlo che si nascondeva dietro il buio di un hotel.

 

Due settimane dopo ci ritrovavamo sulla marea amaranto di Davide, direzione Reggio Emilia, anzi Rubiera. Era il 15 maggio 2012. Era un Cinema Teatro degli anni ’80, un luogo familiare alle Scimmie. Un albero antico in cui la carne delle Scimmie paralizzò tutti e paralizzò anche noi che avevamo ora capito quanto questo presente fosse già Teatro di questo impegno. Da quel momento di carne non si è mai fermato e nessuno di noi ha abbandonato questa carne. Alessandro ha percorso tutta l’Italia assieme a Miriam per raccontare questa storia per tornare dentro quelle aule per diventare il fratello e il padre di tutti quei ragazzi che ripetevano “l’inizio-inizio”, che in silenzio applaudivano, in silenzio piangevano, in silenzio sorridevano, come chi è davanti a se stesso. Da Trento a Marsala, dai teatri alle aule, dalle aule agli spazi aperti, dagli spazi aperti alle case, dalle case alle chiese, dalle chiese alle persone. Diecimiladuecento studenti che hanno ascoltato Alessandro, hanno lavorato con lui, hanno letto Scimmie e hanno visto questo spettacolo anche tre volte. Diecimiladuecento studenti che hanno imparato ad amare questa storia, a  conoscere Alessandro, a scegliere l’impegno come una giusta parte.

 

La 50° replica di di carne è il merito che ha questa storia di esistere. Il merito che hanno le parole di Alessandro di educare all’ascolto, alla scelta, alla semplicità dell’incontro. Il merito che ha questo figlio di diventare padre. Concludo questa storia come si concludono le storie, rivelando un finale che non c’è perché ci sono storie che sono quell’esplosione che non finisce con la luce, non muore con il perdono, non cambia con il silenzio, ma continuano a vivere dentro la carne di chi è stato colpito dalla vita e di carne vive.

Maria Cristina Sarò